È entrato in vigore, il 19 luglio 2025, il D.Lgs n. 19 giugno 2025, n. 102, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 153 del 4 luglio 2025. Il provvedimento introduce modifiche sostanziali al D.Lgs. 18/2023, attuativo della direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, con l’obiettivo di rafforzare la protezione della risorsa idrica e della salute pubblica.
La norma rappresenta un importante passo avanti nella lotta alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), già al centro di uno dei più gravi casi di inquinamento ambientale in Italia, recentemente conclusosi con la condanna di numerose posizioni per avvelenamento delle acque e disastro ambientale (cd. “sentenza Miteni”).
I PFAS sono composti chimici utilizzati in numerosi processi industriali per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti. Tuttavia, la loro resistenza alla degradazione li rende pericolosamente persistenti nell’ambiente e potenzialmente nocivi per la salute umana.
La novità più evidente del decreto è l’abbassamento delle soglie consentite per la presenza di PFAS nell’acqua potabile. A partire dal gennaio 2026, la somma di quattro sostanze perfluoroalchiliche (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) non potrà superare i 0,10 µg/litro. Viene inoltre introdotto per la prima volta un limite per il trifluoroacetato (TFA), fissato a 10 µg/litro, con possibilità di proroga tecnica fino al 2027.
Il decreto istituisce inoltre un nuovo sistema di autorizzazione per i materiali e i prodotti utilizzati negli impianti idrici (ReMaF) ed impone l’obbligo di trasmissione periodica dei dati alla piattaforma nazionale AnTeA (Anagrafe Nazionale Territoriale delle Acque). Ogni superamento dei limiti deve essere immediatamente comunicato alle autorità competenti e alle popolazioni potenzialmente esposte.
La norma si applica a tutti i soggetti che gestiscono sistemi idrici, inclusi gli impianti cosiddetti “minori”, come le case dell’acqua, i chioschi pubblici e le reti idriche private che servono comunità anche molto ridotte.L’ampliamento della platea di soggetti interessati fa emergere con forza la questione della responsabilizzazione degli operatori, siano essi pubblici o privati.
Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 102/2025, ogni soggetto coinvolto nella gestione di acqua potabile sarà tenuto a rivedere e aggiornare le proprie pratiche gestionali e protocolli operativi. In particolare, dovranno essere garantiti: i) la valutazione sistematica del rischio PFAS su base locale; ii) il monitoraggio analitico regolare e conforme ai nuovi standard; iii) l’impiego esclusivo di materiali e componenti autorizzati tramite ReMaF; iv) la formazione del personale su rischi e procedure; v) l’adozione di un modello organizzativo aggiornato alla luce delle novità normative.